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Blog di poesia AltraMusa, piccolo salotto letterario. Poesie, racconti, haiku, biografie, ebook da leggere on line. Iscrizione gratuita.
Preparati a riposi su petali di girasole,
bisbigli come violini della notte,
per te che non ci sei,
fantasma che t'amo
riconosci questi ricci
per soffocare il ricordo di sempre
i tuoi paragoni a sogni soffusi.
Io ti porto una samba di giochi
maliziosi e fiori indonesiani
pelle nera e disegni sudamericani.
Non cercarmi bella, assaggia
questo frutto semplice, caldo e
fragile: chi sei? Laguna nascosta
in uno scoglio, fragile foglia
d'acanto, mistero ed incanto.
Scultura fragile non cercarmi
nel tuo solito mondo,
Delizia incantata: mitologia di un paradiso estivo
Nel mio paradiso trovo quello
che non so
quello che desidero contemplare
di segreti
le tue mani su questi tasti,
il ripetersi di una tenera incapacità
nel mio paradiso c'è quello
che non vivo e lo scrivo,
se sto scegliendo l'arte e l'amore
che con la scienza posso darti
flauto. Nel mio paradiso ci sono
anfore di dei, racconti antichi,
miti urgenti come le gioie:
i tuoi sorrisi in sentieri
per cui si perde il nostro cuore.
Musica di veli e cori di panico
spasmo d'immenso
pare pace, amore.
Nella tua anima ci sono
stanze della suggestione,
atri di vetro di gomma,
divani in seta di eterna delizia,
caramelle di mistero.
Incanto della notte,
meravigliosa sinfonia:
suona, regina dei tramonti.
Tuona. Madre dei rimpianti,
lacrime funeste, selve
perdute, nel cuore
costruito lontano.
Profumo di malva, ancora
non ci sei: paradiso!
Dogma. Lento nei movimenti
in cui devi essere dolce,
bisogno di darti nomi
sconosciuti e ingenui,
Non ripari la colata degli anni acerbi,
galleggi lontano dall’alacre sponda, gremita
di nauseabondi motivi labili, smunta in viso
dalla luce spigolosa della memoria,
tagliuzzi con lo sguardo il promontorio scarno
con l’antica torretta aspra, e la vita
in moto sfila nel traffico come un blues,
un collage di riflessi dalla carrozzeria
lucidata, goccioline di fuoco scintillanti
quando si solletica il braciere.
-Selezione audiopoesie-
Punto nero inciso: Estate
Sulla pelle brucia la tua anima che non respira
ma volteggia tra le barche con magnifici incanti d’oro,
la forza di sorrisi ottantenni, la curiosità di un bimbo indiano,
due gemelle bionde che si spingono ridendo in un tuffo di sole.
Ti specchi argentea e marina nella notte, protetta da un monte
Quando mi parli della giovinezza,
mi dici delle spine di un roseto,
un arcobaleno lieto, un messaggio
a tutti segreto.
Quando innaffi sogni con versi tirati,
capelli sfrangiati, sorrisi muschiati
e mischiati alle inutilità della gente.
Quando mi parli di un sole d'argento,
e una macchia nel vento, che mi
muore dentro, la voglia, di essere,
un fiore di amianto.
Musica che veleggi in sogni di melograno,
sprofondami nel sentire lagrimoso
del mondo, amo renderlo un incanto.
Le pareti così son fatte di suono,
un’ alcova di paradiso,
ma non c’è una distesa collina,
dove piantare una crine
Costellazione: Era una sorpresa lo scarico della tua voce
Era una sorpresa lo scarico della tua voce,
una chimera in un gorgoglio feroce,
una lucciola che scrosciando
in un flusso a spirale, baluginava
e si smorzava in una chiusa tronca,
sfiatando l’ultimo tizzo d’aria.
Il timbro bolliva note acute e basse,
rampate di grida salmastre ed arse,
follando vie disincantate e sparse.
Era quella la tua voce brulla,
il tintinnio del carillon color
dell’ambra, mi lasciava il vuoto
del bimbo senza la mammella.
Non ripari la colata degli anni acerbi,
galleggi lontano dall’alacre sponda, gremita
di nauseabondi motivi labili, smunta in viso
dalla luce spigolosa della memoria,
tagliuzzi con lo sguardo il promontorio scarno
con l’antica torretta aspra, e la vita
in moto sfila nel traffico come un blues,
un collage di riflessi dalla carrozzeria
lucidata, goccioline di fuoco scintillanti
quando si solletica il braciere.
Ti rivedo come un tallo della panca,
un grumo che da una nebulosa apre
un vortice acceso, ancora è il tempo
di fissarti in pena per me, stella nascente,
tenevi stretti pugni d’albicocca, quand’eri un
batuffolo di mondo che annaspava nel lino.
Dimmi che non te ne andrai atono,
balbettando al passo di un gambero ramingo,
non pensi già a quel che non t’acqueta, ma con
sorriso cheto, refrigeri il giovane compleanno.
Ed io temo che tu possa sentirti solo,
come chi aspetta, che il tronco, tagli il sentiero.
Amo la parvenza che resta un segreto,
non mi importa della sua lama,
conosco un mistero che passa sopra i
mari, pei sentieri elettivi della mente,
si presenta come uno stritolio neonato
a una maschera intrisa di vento che
ha vita sottile: tutto è una sincope
in un labirinto, un’ascia che cade dal cielo.
La solitudine ha un volto camaleontico,
sfiora con proiettili di cotone e lascia
un’inquietudine spenta, salta e rimbalza
come un grillo strozzato.
Invisibile grazia spumeggi
come da un marmo
lucente, una livrea leggera
e lieve, che tentenna
sopra la città e la cinge
di eterei veli, limpida
come l’anima, che sinuosamente
riposa e scrosciano dalla
sorgente gocce di pioggia che
temo portino a te.
Lionessa t’aspetto soldato
che vieni dopo la corsa, azzannando
l’ultima preda, e uno sconquasso
tutt’intorno scossa, l’alito tremante
del mondo salta e la vita ferina
rattempera la trilla di
trombe che squilla.
È una rattezza di destrier
di legami in slegamenti,
ma pensieri folletti
e ballerini come una
musica che non si scolla
nel cervello da un cassetto,
s’agitano nervosi, ridipingendosi
nelle giulive meraviglie
estive, tanto che sgranocchiando
l’idea di scorgerti, tutto il tremendo
tumulto aromatizzante della
terra, per un attimo, mi si
è congelato in un respiro.
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(immagine dal web)
Con tornita flessibilità
le stelle ammaliano
la morbida sera,
e un carezzevole
frizzo di gelo
lusinga con tocchi di blu,
gli artigli di un istinto
amazzone che si
racconta tra le fresche
lenzuola, sfumando
come un’ombra,
al crepuscolo del giorno.
Aromi di pesco frizzano all’aria
e scoppiettano come
schizzi di frutta,
arpeggi di chicchi di
caffè che sbolliscono sulla pelle.
E a me sprezzi di latte
acido, spranga alla folle
di silenzi che non van più
parlando di valle d’amori.
Mi cala da un imbuto chiuso
la potenza indicibile del muto
muso, fino ad un pugno chiuso
che resta mito inerte.
Avrò il coraggio di sfidarli tutti
con un cupo scudo di un grumo,
sentirò pervadere da quest’immenso
blu, l’elettricità del mondo
infuso.
Grazie
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Al blu gli stessi personaggi
fruivano l’onta montana della notte
folle e l’ansia d’agire manifesta
in fin sul formicaio si fa come
un’ombra molle in una spelonca concava,
e le luci aggobbivano su per
i rivoli dell’autostrada, che frugolava
in un fluido fuso di un agglomerato
e lì agglutinati, due amanti, dai
cuori raggruppati, come due uccelli
d’estate su una panchina.
Mi cale da un imbuto chiuso
la potenza indicibile del muto
muso, fino ad un pungo chiuso
che resta mito inerte.
Avrò il coraggio si sfidarli tutti
con un cupo scudo di un grumo,
sentirò pervadere da quest’immenso
blu, l’elettricità del mondo
infuso.
Ascoltami, l’iride dei poeti
scorre fuggitivo tra le
gabbie delle prigioni
della vita, come un mimo
che col fiato appanna
un vetro inesistente.
Io, per me, amo le aulenti
polveri che si perdono
tra i segni del palmo
di una mano che suona
le nacchere e batte tamburi,
aleggia sinuosamente
dietro veli di seta
plasmandosi con l’aria
mentre riflessi di luce
nell’acqua
illuminano l’ombra.
Meglio le compenetrazioni
iridescenti luccicanti sul
viso a intermittenza
che la voglia di morire
nell’angoscia
del silenzio.