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Blog di poesia AltraMusa, piccolo salotto letterario. Poesie, racconti, haiku, biografie, ebook da leggere on line. Iscrizione gratuita.
Sola sola me ne sto anniscosta
drento la buca all'occhio destro
co' la paura che er Sor Maestro
metta ‘n'antra rima fatta apposta
pe' amori dolorosi annati a male.
Ho visto sortì fora cento sorelle
tutte scolate ‘n faccia poverelle ..
‘na tristezza che sa d'anormale.
A ‘sto monno vojo vedè er zole
solo si l'omo ride sganasciato
leggenno la felicità tra le parole
‘nvece de ricconti a toje er fiato.
Allora me ne resto qui ar riparo ...
sortirò si er fatto nun sarà amaro.
Fingo assenza
dietro
pugni poggiati sul sonno
e
fredda
pulso istanti di pietra
in lenzuola di silenzio bucate.
Porti distanza
appesa
su giorni vissuti fremendo
e
distratta
disegni passi sul mio territorio.
Fingi presenza
dietro
carezze accennate
e
falso
violenti la mia dignità
in sogni di maschio arrogante.
Porto certezza
costretto
da un corpo che ho avuto
e
Ho visto uccidere natura
e non me ne sono accorto.
Nelle incertezze di una generazione
cresciuta sulla stampa di ideologie fasulle,
di carta per denaro, di immagini suadenti,
si è perduto il mondo di nostra fanciullezza.
Nei miraggi d'avito perbenismo,
dove Iddio c'era per tutto,
si sono rimescolati il tradimento delle carni,
l'insulto per gli amici, il vilipendio della stirpe.
Nel letto di spose ripudiate abbiamo cresciuto serpi;
nel futuro anche ai figli oggetti di consumo,
come le nostre vesti, come gli assurdi idoli
dei giorni nostri vuoti.
Ho visto uccidere le genti
e non ho fatto nulla.
C'è stato un grande correre addosso al progresso,
calpestando onore per la bavosa voglia
d'avere più del vicino,
per esser meno poveri soltanto nelle tasche.
C'è stata frenesia stolta a comandare le genti
Campo di terra smossa
di passi lenti ed anime in pianto
crocevia per un lungo viaggio
tirato a sorte da bestie armate.
Campo di terra scura
pieno del nero di un fumo infame
colato giù da un cielo annebbiato
da ombre di sangue ceduto al fuoco.
Campo di terra fantasma
su cui Caronte non ha avuto approdo
che ad angeli ignari ha dato morte
ed ai sopravvissuti incubi a notte.
Campo di terra serrata
da filo spinato a fermar memoria.
Notte nemica
non avrai il mio sonno
ora che il corpo veste solitudine,
non tornerai a cederti in un'alba
prima che nei miei sogni
rinasca il volto amato.
Ti farai giorno
mentre nella mia anima
vivrà di disperazione un pianto.
Vai
prendi l'autostrada del disprezzo.
Vai
portati via i resti dei rammendi
di canti in coro fuori ritmo.
Vai
il casello si allontanerà in fretta,
scomparirà nelle foschie cupe
di un'anima in rivolta.
Vai
obliando quel destino di sconcerto
e tra corsie piene d'altri volti
sbiadiranno ritratti d'uomo e sogni.
Vai
che il tempo si disperde in fretta
e non fa fermate nell'oasi di ristoro,
non si concede tregua nel suo andare.
Vai
prima che l'asfalto si disciolga
in lacrime di gomma e freni la tua corsa.
Profuma
di mela proibita
questo letto d'amore disfatto
culla d'amanti
tra l'ombre di giorni rubati
riparo al bruciare di voglie
che si fanno fuoco vissuto
dopo notti di sogni sudati.
D'amore
è intriso il sapore dei corpi
che tra le pieghe d'un bianco
si scambiano del sesso
quei giochi
nella solitudine spesso provati.
Tinge
d'un colore che illumina il buio
il desiderio che fiamma
si avvolge come serpe
per finir la sua preda
e tra le spire
che sono un sol corpo
Eva offre quel sapore di mela
Ecchilo ch'ariva ‘n'antro compleanno,
e fidete, ‘n anno in più nun è disgrazzia
è cosa bbona e de certo nun porta danno
perché ggià a riccontallo è na delizzia.
Opri le finestre, daje ‘no sguardo ar zole
e butta l'occhi ar monno che c'è ‘ntorno
‘ndove ogni cosa pare te sia er contorno
de tutto l'affetto c'ognuno de noi te vòle.
Sei omo de versi da strizzà er cervello,
senza ritiratte ‘ndietro, spari li penzieri,
nun menzogni e nun cerchi a fatte bello
come parecchi che nun so' mai sinceri.
Ecco perché te fò l'augguri li più mejo ..
antri cent'anni co' ‘sto cervello svejo !!
Quann'era l'urtimo de carnevale,
Mamma mia me ricuciva ‘ndosso
le pezze c'avanzaveno dar tajo
de li vestiti de le clienti sue.
Me trasformava ‘n meno de mezz'ora
in spadaccino oppure ner pierrot
e lesta lesta me portava a spasso
pe' quella via stracorma de perzone.
Era pe' me ‘n ggiorno d'allegria,
de quelli che nun escheno dar còre,
se camminava pe' tutto quer viale
‘n maschera e tirannose coriandoli.
Ciò tra le labbra ancora quer sapore
de frappe, bignè e zucchero filato,
cose che aspettavamio tutto l'anno,
sognannole ‘gni notte der creato.
Ereno tempi ‘ndove ce se divertiva
co' poco e la voja de stà ‘nzieme
era er pareggio d'ogni differenza ...
nun c'era er ceto a scompijà la festa.
Sei apparsa bagnata di sale
in una sala di fumo e di gente,
nata dal mare
in una nudità di bianco
lievemente nascosta,
fermo immagine continuo
ai miei occhi accecati.
Sei apparsa fuggendo l'Olimpo
e nei films dei miei sogni
solo tu hai recitato.
Ora ti vedo confusa tra i volti
di uno sconosciuto vivaio
con negli occhi il riflesso
dei petali bianchi
di una distesa di ciclamini.
Il tempo ha arato feroce
la tua pelle da incanto
seminando giorni su giorni
di irridente vecchiezza,
incidendo solchi di vita,
ma il riflesso del bianco
nasconde la viltà del vissuto
e riporta il mio tempo
a una sala intrisa di fumo,
ad un sogno venuto dal mare.
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Ho incontrato recentemente Ursula in un vivaio a due passi da Roma e ho voluto dedicarle questo pensiero
Ho violato i vertici del sogno
perduto in nubi di passione.
Le mani corrono lievi
in aliti di vento
tra le mie emozioni,
nubi abbracciano la vetta
del desiderio.
Scendono in lente onde.
Rinasco scosso da fremiti,
mi avvolgo in te e di te
e, come boa affamato,
mi sazio del corpo che si offre.
Ho violato le ore della passione
perduto tra sogni e realtà.
A Forlì m'è so' fermato pe' ‘n'oretta
dato che ne la panza c'era ‘n foro.
Ho cercato La Grotta de Bertinoro
‘ndove me dicheno che t'aspetta
‘na tavolata ricca e sostanziosa
de robba de gusto e delizziosa.
Tra li piatti li mejo de Romagna
me so' scrofanato ‘sta lasagna
e ve consijo a tutti de magnalla ...
annate ner forum pe' assaggialla.
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Per l'iniziativa del forum "La poesia in cucina"
E' ‘n attimo la vita,
core sur filo de'n rasoio
quasi fusse ‘n pelo de la barba;
si nun carichi ‘a lametta
lui sta lì a cresce ‘ndifferenne
e, come l'ore de li ggiorni,
spizzica le guance ...
aspettanno d'esse eliminato.
Si, è ‘n attimo stà ar monno
e si bbene nun lo sai vive
‘sto momento che l'occhi t'ariempie
de li colori e de li profumi der cèlo,
te ne parti da la tèra
come ‘n cèco senza mani,
come ‘na caccola sturata
da ‘n naso otturato.
‘A vita è er canto de le vene
quanno er sangue le dilata,
è er respiro de li fiori che s'oprono
quanno l'arba li rischiara,
è er soriso de ‘na creatura
appena che fa er primo pianto ...
‘A vita è ‘n attimo,
er mejo attimo prima de conosce
er buio.
..... ci siamo amati .....
come terra che chiede all'aria
l'acqua,
come fiume che cerca tra le zolle
il mare,
come parola che sfonda tra le labbra
e nasce,
come fiore che vive da due piante
e splende.
..... ci siamo amati .....
sommersi nel cercar piacere,
confusi tra liti anche banali,
diversi eppure uguali nel pensiero,
dispersi tra la voglia d'incontrarci,
unicamente folli.
..... ci siamo amati .....
è forza del parlare il saperlo dire
anche se il cuore vorrebbe straripare,
lasciare questo corpo,
anche se tutte le mie membra
vorrebbero partire,
anche se questi giorni si bruciano
perplessi
in fondi di bicchiere.
...... ci siamo amati .....
verbo che mai avrei voluto
rivolgere al passato.
Filtra soffusa la luce
d'un lampione nell'ovatta
che nebbia pone a veste
a palazzi e vuoti viali.
Nella penombra d'una
stanza amica dove l'occhio
importuno non s'insinua
fisso il soffitto e penso.
Sciolgo dal morso
ricordi che opprimono
la mente, danzando
eccitati al mio cospetto.
Chiazze stinte di vita
come foto ingiallite
lente vanno a proiettarsi
nel gioco d'ombre.
Si tengono per mano
in girotondo dolori, gioie,
speranze disattese,
amori inquieti mai obliati.
Allo scoccar del "tocco"
in fila come soldatini
s'acquietano ubbidienti
a rientrar nei ranghi.
Vanno i pensieri compagni
al passo verso il riposo
e la mente ora si ristora
dal tambureggiar del giorno.
Cadono poi le palpebre
e il navigar nell'ore andate
come nave giunta in porto
frena in un tranquillo sonno.
Amo, e Tu sai che l'anima mi è stanca
sconfitta in guerra d'amore contrastato
ultimo fronte dove scavar trincea
forte che non ha più difese.
Amo, e Tu sai che il guerriero è stanco
vincitore a volte ed ora è vinto
per questo andar d'amore incerto
che si combatte tra fuochi e pause.
Al cuor che ama poco si concede
il guerreggiar intorno a spalti vuoti
in linee che non vanno orizzontali
tra ombre che rispecchiano l'ignoto.
Amo, ed anche stanco ancora amo
pur se la mente urla un suo riposo
se di battaglie ha chiuso il sacco.
Amo, e vado a rinnovare l'anima.
Ricordi,
la tramontana veniva fredda,
tagliente,
e camminavamo abbracciati
accanto alla riva del Tevere.
La forza del vento
si insinuava in ogni parte di noi,
ci strappava i capelli,
ma i nostri brividi
non conoscevano il freddo.
Luci soffuse
illuminavano il cammino
del giovane amore
che bruciava nel corpo.
Non dimenticare
quella prima sera d'amore.
Il caldo dei nostri minuti
ed il rumore dei passi
sulla ghiaia dei giardini,
le mani ghiacciate
ed il tremore delle gambe,
il volto di un barista
ed una freccia di luce
attraverso la fessura
di un portone.
Ricordi,
era dicembre,
cinque anni fà.
**************
scritta nel 1968
**************
(da donna a uomo)
*********************
Staziono muta e salda
Coi due piedi ben stretti
Piantati sulla stessa mattonella
A riprova schiacciante
D'una stabilità precostituita
In un dato confine
Mi appoggio attonito
All'incostanti pieghe
D'un vento che mi scuote
Le mani a far da ancora
Le vesti a parabrezza
Controcorrente spinto
Ma l'indomita mente
Lungi dall'apparente nuovo conio
Si stacca dalla roccia
Nuota a ritroso e cerca
Il bandolo perduto...
Stretto da note costrizioni
Fendo l'aria che avanza
Sospeso tra le evanescenze
Con fronte pronta ai colpi
Vedo aprirsi il cielo tra le nubi
La stanza degli unguenti
Mi riporta al tuo sguardo
Alieno al mio raccogliere
Dell'ultimo percorso
Ah!, che noia;
mi sveglio, sbadiglio,
che noia!
Basta, son stanco,
mi muovo, cammino,
che noia!
Vorrei, vorrei, vorrei,
che voglio
nemmeno lo so.
Vorrei qualcosa di nuovo,
il risveglio
da tanto riposo.
In attesa
che mi venga la voglia,
ripeto, sbadigliando,
che noia!
Te li ricordi li profumi
de quanno eravamio regazzini?
Passava l'olivaro cor caretto,
‘n cartoccio d'olive
e de fusaie, du cozze fresche,
dieci lire e annavi via
corenno spenzierato.
Er profumo de le callaroste
te lo ricordi ancora?
Nun era ‘nverno
si nun le magnavamio.
L'arotino e l'ombrellaro?
E noi a scola cor zinalino azuro,
co' la cartella de cartone
piena de speranze.
Io la bambola de pezza
e te er fucile de legno,
‘na bicicletta ‘n sette
e er monopattino fatto
co' li legni, de straforo.
Er latte sempre ar fresco
fora de le fineste
cor rischio che lo fregassero
li gatti der quartiere.
Noi regazzi giocavamio
a rubasse er fazzoletto,
a tre tre giù giù ...
e voi co' la campana
fatta cor gesso pe' le strade.