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Poesie scelte

Il testo della settimana - Rubrica a cura della redazione di AltraMusa

 

 

Argia Parodia

 

 

timbro_piccolo.gifDi Argia Parodia non sappiamo il nome, l'occupazione, il luogo di residenza. Di sicuro, però, non è un mistero la sua solida padronanza della lingua, ch'ella esercita sia in prosa che in poesia.
A colpire è l'apparente disinvoltura con cui riesce a raccontare ed a piegare le parole ai suoi intendimenti. Leggendola, non accade mai di chiedersi che cosa abbia voluto dire, di domandarsi cosa significhi questa o quella frase: tutto scorre con naturalezza e brio. Ma la padronanza dello strumento linguistico, benché molto rara, non basta a creare un autore. Ecco quindi che Argia insuffla nelle parole il suo spirito acuto, la sua garbata ironia (mai sopra le righe), la fantasia capace di creare situazioni ed ambienti dal nulla. A volte, i suoi testi ricordano Jerome Klapka Jerome ed i suoi "Tre uomini in barca" che hanno allietato generazioni di lettori. Lo humour di Argia ha infatti un sapore anglosassone che preferisce suscitare il sorriso piuttosto che la risata. Non va dimenticata, inoltre, la sua ricchezza lessicale che, unita alla facilità di parola, le consente di variare sempre il racconto e di riservare continue sorprese narrative.

La solidità culturale, costruita con letture comme il faut, si percepisce nitida, ma non disturba perché l'autrice ha la generosità di metterla al servizio del lettore, per gratificarlo con costante raffinatezza. I suoi testi (in questo sta il suo valore più rilevante, da vera scrittrice) hanno più piani di lettura, poiché soddisfano sia chi si accontenta di una rapida scorsa, sia i più esigenti che trovano pregi nascosti fra le righe.

Insomma, seppure si sia proposta come la parodia di Argia Sbolenfi, la "nostra" Argia è un talento autentico, senza trucco e senza inganni.

Recensione di Cristina

 

 

argia_parodia.jpg

 

La poesia della settimana

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Poesie scelte

Il testo della settimana - Rubrica a cura della redazione di AltraMusa

 

 

Poison

 

 

timbro_piccolo.gifL'immediatezza espressiva e la capacità comunicativa, che con stile elegante ed efficace scivola tra i versi, sono le caratteristiche della poesia di Poison.
Autrice che riesce a tracciare la propria condizione interiore in maniera assolutamente genuina e spontanea. Di considerevole effetto per la delicata misura del verso è "Come sabbia", poesia dove l'autrice fa emergere pensieri lirici e coinvolgenti e dove la sua personalità, verso dopo verso, diventa sempre più incisiva e penetrante. Con questa lirica, dove predominante è il tema sullo scorrere inesorabile del tempo, che impalpabile "scivola come sabbia fra le mani/ decapitando ricordi amari/", Poison ci regala emozioni struggenti accompagnate da note suggestive e malinconiche. Un sussurro scalfito nella memoria che, benché inavvertibile, riesce altresì a corrodere i ricordi, in maniera netta e recisa come scrive l'autrice in quel: "decapitando ricordi amari". Reminiscenze, quindi, che non fanno vivere spensieratamente. Si respira così un'aria pregna di solitudine in un'atmosfera rarefatta dove, "nel buio della notte", quest'aria si condensa a tal punto da far cadere un sipario sui pensieri impedendo agli stessi di esprimersi. Si annullano i desideri scontrandosi in un infinito dove c'è assenza di luminosità, che, come "spire di fumo", cercano di aprirsi un varco nella mente per ritornare a vivere. Ma, come per incanto, nei versi finali qualcosa scuote il cuore: "un fruscio di foglie/mosse dal vento/nel silenzioso oceano/di sensazioni inespresse" lentamente riporta l'anima a librarsi al di là del buio, scatenando nella mente sensazioni nuove, dove, in quella silenziosa profondità d'animo in cui sono dipinte solitarie immagini, va a naufragare un sogno svanito da tempo.
Lirica apprezzabile dove l'intima introspezione, attraverso la voce del cuore, si riveste di una vena poetica sincera, tenue ma notevole.

Recensione di Rita Minniti

 

Poison
Come sabbia

Scivola il tempo
come sabbia tra le mani
decapitando ricordi amari
Solitudine,
in atmosfera frigida
sulla pelle,
nel buio della notte
drappeggia velo nero
nei pensieri
Desideri spezzati
in orizzonti perduti,
come spire di fumo
s'innalzan nella mente
Fruscio di foglie,
mosse dal vento
nel silenzioso oceano
di sensazioni inespresse,
scuote dal cuore l'inerzia
di un sogno svanito

 

copertina_poison.jpg

 

Il racconto della settimana

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Poesie scelte
Il testo della settimana - Rubrica a cura della redazione di AltraMusa

 

timbro_piccolo.gif


Sortilegio
(Pino per gli amici), è un uomo simpatico, disponibile e brillante. Armato di un ipertrofico senso dell’umorismo, di un cuore tenero e di un inesauribile ottimismo, ci delizia da mesi con racconti dal sapore fantasy, con piccole e grandi avventure che affollano il regno di AltraMusa e che riescono a restituirci il gusto innocente dell'infanzia e di un mondo migliore che scorreva nei nostri occhi.
Dentro scenari a volte desolati, a volte alti e luminosissimi, i personaggi si inseguono tra verdi foreste, laghi, reami che ricordano la saga di Avalon. Sortilegio non ci lesina pathos, intrighi, avventure scritte col sorriso in punta di mouse.
Leggerlo è una gioia: battute a raffica, trame coinvolgenti e travolgenti, oscuri presagi che si fanno spazio fra le ombre, che avvitano i personaggi creando un caleidoscopio di fotogrammi tratti dal migliore dei film che mai vedremo.
Sortilegio, forse senza volerlo (di sicuro la presunzione è difetto lontanissimo da lui), ci rammenta che la poesia, l'arte necessitano di un animo puro, hanno bisogno di un humus "bambino" per prosperare e donarsi ai lettori.
Il suo approccio naif (nel senso di genuino ed istintivo) ne dimostra le doti: quasi sempre scrive di getto, senza rileggere, come un fiume in piena, come se una forza lo guidasse e lui faticasse a controllarla. Pino è anche un irruento della penna, un carattere sanguigno e turbolento... come tutti coloro che hanno un'anima forte e vibrante.
Quanto detto, però, non significa che la sua scrittura sia frutto di improvvisazione o che essa si sostanzi in un effluvio di pura fantasia. Dietro ad essa, a sorreggerla, c'è una infinità di letture, di esperienza di vita, un mondo di ideali che segue la via più dritta e sovente più ardua. In definitiva, credo sia questa la vera impronta stilistica di Sortilegio: una idealità mai doma, viva, decisa, nutrita da un animo che sa solo essere onesto e trasparente.

Recensione di Cristina

 

copertina_annibui.jpg

 

 

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Poesie scelte

timbro_piccolo.gifSpontaneità e ricercatezza di linguaggio ed estremo lirismo sono i punti salienti della poetica di Melarea. Un'autrice che, per la semplicità di espressione, tocca le corde del cuore di chi la legge. Emergono nelle sue liriche, sentimenti veri e forti, dall'amore alla sofferenza; dalla gioia all'amicizia, dove, in un crescendo di note, esterna in maniera sublime, il suo ricco mondo interiore.

Di particolare pregio "La stele del silenzio", che avvicina inesorabilmente il lettore in quel mondo che le appartiene, e in cui sa rifugiare l'anima quando, per la stanchezza dell'esistenza, sente il bisogno di evadere. Una visione nostalgica, dalle immagini crepuscolari, che l'autrice descrive come leggera e impalpabile quando ci confida che:"scorre lenta"..."sulle croste silenti d'un oceano/vicino alla bonaccia della sera". Quasi a farci toccare con mano questa delicatezza che l'avvolge e nella quale si immergono i pensieri, mentre trattenendo il respiro, lo stesso sospira di vita, rifulge di tenerezza "per non sciupar l'incanto". Versi dove si avverte questa leggera movenza dei sensi, riuscendo ad abbracciare l'emozione di un particolare momento con una tale magia, da sciogliere le scorie della superficialità, regalando all'anima quella serenità di cui ha necessariamente bisogno. E si ritrova immersa nel silenzio dove è sorprendente capire quanto esso sia avvolto da misticismo e magia, perché è nel silenzio che: "si legge il cosmo/il mare/il linguaggio del nulla"e dell'eccesso". Una contrapposizione tra, la totale inesistenza di pensiero e del pensiero stesso, che va al di là di tutto, che spazia verso l'infinito. Ed è nel silenzio che il percorso di sé stessi diventa chiaro, che i sogni prendono forma, vivono e magicamente vengono trasportati in un'altra dimensione. E' nel silenzio che si riescono ad udire parole e a distinguere gesti che:"verranno domani"/, e al contempo soffrire a causa : " di quelli.../che non verranno mai". Un momento, quindi, di totale abbandono dove le parole dell'anima raggiungono l'immenso.

 

Poesia dal verso evocativo e dalle immagini suggestive come chiarificazione e aspetti vivi dei suoi pensieri puri, in cui viene evitata la divagazione, ma si avverte una realtà fenomenica ricca di profondità di pensiero.

Recensione di Rita Minniti

tyt_0.jpg

Melarea

 

La stele del silenzio

 

Scorre lenta la mano

sulle creste silenti d'un oceano

vicino alla bonaccia della sera

 

E trattengo il respiro

per non sciupar l'incanto

 

Ogni silenzio è mistico

in quell'ora

ma la sua stele

è facile da intendere

 

A conoscere il sé

si legge il cosmo

il mare

il linguaggio del nulla

e dell'eccesso

 

Le parole dei venti

che verranno domani

come di quelli...

che non verranno mai

 

La poesia della settimana

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Poesie scelte

timbro_piccolo.gifL'afflato lirico, la genuinità dell'ispirazione, talvolta impreziosita da ardite metafore e l'estrema delicatezza del verso, è quanto si riscontra nelle poesie di Libero. Autore che, con incontaminata bellezza, riesce ad esprimere in maniera del tutto contemplativa variegate sfaccettature dell'esistenza, nella quale il proprio "io", viene a trovarsi quotidianamente faccia a faccia, con la vita. In "Oltre quel muro", poesia profondamente introspettiva, l'autore ha voluto sottolineare l'importanza del vero significato dell'amore, che sebbene spesso è motivo di sofferenza quanto di rassegnazione, ha pur sempre un valore sublime ed essenziale.
Nei primi versi dove "Impalpabili istanti/scivolano/sul pendio del tempo/ ed "inciampano sul sentiero dell'"esistenza", si scorge dapprima, questo suo stato di abbandono, questa mestizia in cui l'anima si sente avvolta. Si può toccare con mano l'acre sofferenza che graffia il cuore, dove la forza di intravedere una luce, perché il dolore si diradi, diventa fievole. Così, con passo sofferto, l'autore avverte l'esigenza di abbracciare ogni piccolo istante come egli stesso scrive: " Ho ammirato l'infinitesimo/per amare l'infinito", laddove poter annegare qualsiasi accenno di dolore, pietrificatosi tra le pieghe dell'anima. Al contempo, si scorge, continuando la lettura, l'esistenza nel suo pensiero, di quella luce tanto ricercata, di quell'amore che tutto può, che tutto illumina come ci confessa quando: " Con le lacrime sul ciglio.../dà voce alla sua anima: "affaccio i miei occhi/al domani.../oltre quel muro scorgo/ancora e soltanto... amore". E mentre da un lato, l'anima sembra perdersi tra i meandri di un "effimero cammino", dall'altro lascia spazio a ben più alti proponimenti, quello di scorgere, oltre il muro dell'oblio, l'amore. Un sentimento puro e incontaminato, quindi, che mai negherà al cuore. Un amore che vive, sogna e palpita oltre l'eterno.
Lirica indubbiamente pregevole e dal significativo finale, dove preciso è l'impegno di indagare nella propria anima, nella quale si insinuano sentimenti ed emozioni sofferte quanto toccanti, dalle immagini suggestive e di notevole forza comunicativa.
Recensione di Rita Minniti

 

tyt_0.jpg

Oltre quel muro
di Libero
.
Impalpabili istanti
scivolano sul
pendio del tempo
inciampano sul sentiero
della mia esistenza.
Alzo lo sguardo
vedo crepe sui muri,
ferite lacere del cuore,
passo le mani
sulle ruvide pareti
alla ricerca del calore
dello spiraglio di luce
che trapassa il dolore.
Ho ammirato
l’infinitesimo
per amare l’infinito
ho seminato speranza
sull’effimero cammino
ho affogato l’oblio
nel mare dei ricordi
ed ora
dietro ogni crosta
una vita,
una piega della mia anima.
Con le lacrime sul ciglio
affaccio i miei occhi
al domani...
oltre quel muro scorgo
ancora e soltanto...amore.

La poesia della settimana

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Poesie scelte

timbro_piccolo.gifChe scrivere del nuovo parto di Rullianus / Antonio Fabi?
Componimento per stupire "i suoi venticinque milioni di lettori", pubblicato da un autore che ha iniziato (a suo dire) a fare satira fin prima di esordire con i vagiti (è risaputo che si dilettasse con epigrammi già nel grembo materno)? Con la solita ironia, ingentilita da una sorta di sbandierata tematica amorosa, Rullianus s'impone prepotentemente ancora una volta per la rima studiata e la scorrevolezza del testo.
Diversa dal solito, "LA SOLITA LUNA NOIOSA" è lontana da "scherzi mitologici e altri epigrammi", ma scaturisce col costante "vizio" perfezionista che attanaglia l'autore. Rullianus imbastisce una rappresentazione che combina ironia, sapienza metrica, lamento teatrale (è difficile immaginare il feroce Rullianus illanguidirsi al pensiero di una Marialuna).

Assodato il valore dello scritto, viene da chiedersi quale sia lo scopo di questa alchimia, creata da un autore dallo stile

sorvegliato, con riferimenti intellettuali che assai poco concedono al sentimento e nulla al sentimentalismo.

Il testo potrebbe essere definito come un divertissement poetico, come un'esca per attrarre il lettore con tematiche comuni (ma anche universali: in fatto di lamentazioni, Leopardi fu maestro). E' possibile - ma, in questo, solo Rullianus può spendere una parola definitiva - che si tratti di un sadico esercizio: "scendo dalla torre d'avorio dei miei classicismi ed a te - lettore che ami cuore, amore e dolore - propino il mio ambrosia mieloso, sdolcinato quanto a te piace, ma sappi ch'è stato un gioco, che questo mio slancio è solo beffa, perché trattasi di elaborazione posticcia in bella confezione... un'esca alla quale hai abboccato, una canzone che hai voluto e che io ti ho cantato".

Abbandonando le congetture e passando ai versi, "LA SOLITA LUNA NOIOSA" racconta di un uomo (l'autore?) che volge il suo pensiero alla luna lontana (forza\musa\ispirazione\), forse indebolita, spudoratamente mitizzata. Egli pensa che solo con l'aiuto della stessa ritornerà, se avrà fortuna, "per passare ore liete \ nel sicuro Suo porto"; col suo eventuale intervento amorevole, egli ritroverà la strada, forse smarrita.
..."mandami la tua luce in un ruscello: lì ti rimirerò": lui (autore smarrito?) attenderà che la sua luce (musa\ispirazione\forza) lo raggiunga nuovamente attraverso l'acqua limpida d'un ruscello di fantasia, per ristabilire miracolosamente la primitiva ispirazione.
Per lei riedificherà il "maniero" e nuovi versi, fantasie, acque e lagune, nelle quali renderle omaggio come novella "Marialuna." Nel finale, l'apoteosi: il nome femminile più dolce ed evocativo unito all'astro più romantico per antonomasia.

Sarà tutto vero? Sublime e provocatorio ancora una volta.
Recensione della Redazione

uccellino.jpg

La solita luna noiosa

di Rullianus

 

Ritornerò da Te, Stella di Luna,
per placar la mia sete,
per avere il conforto
della Tua voce, ch'è lieta saggezza.


Stella, ritornerò, se avrò fortuna,
per passare ore liete
nel sicuro Tuo porto,
nel quale mai approda la tristezza.


Ma una cosa ti chiedo, solo una:
forze avverse ed inquiete
fanno il respiro corto
anche a chi ha ritrovato speditezza.


Se non ce la farò,
mandami la tua luce in un ruscello:
lì ti rimirerò,
costruendo di nuovo il mio castello,
ch' è fatto d'aria, d'acqua, di laguna,
e nel quale Ti attendo, Marialuna

 

 

La poesia della settimana

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Poesie scelte

timbro_piccolo.gifSi presenta essenzialmente suggestiva nell'espressione e stilisticamente efficace la poetica di Graziana Bernabei.

I suoi versi sono immediati quanto determinati riuscendo a trasmettere al lettore emozioni su emozioni.
Singolare e di pregevole impatto emotivo trovo la poesia dal titolo: "Troppo stretto", dove con taglio incisivo e reciso l'autrice sapientemente congela ogni possibile ed eventuale sviluppo di un discorso d'amore. Un momento che potrebbe inutilmente dilungarsi nella retorica scontata di un sentimento, in quanto ha perso nel tempo luminosità e consistenza. Poesia inizialmente dal sapore appassionato, sembra lasciare precludere a ben altre aspettative anche se, l'uso del verbo passato, non lascia molto spazio ad un lieto finale: "Ho lavato quest'anima/ con acqua distillata/ per non rovinarne/il tessuto morbido./Solo per te..." laddove la spinta del sentimento che prova verso l'amato, è così forte da allontanare dall'anima ogni altro pensiero. Tutto questo perché egli possa essere il solo a goderne la bellezza e la purezza, così come scrive: "perché tu vedessi/ciò che nessuno/ha potuto vedere mai/Perché tu mi spogliassi/ delle mie paure/per vestirmi di te/. Denudare così la propria anima, per vestirsi della sua essenza, del suo amore, diventando un unico afflato. Poesia che ci lascia con il fiato sospeso fino alla fine quando, con estrema lucidità e chiarezza, l'autrice ci confessa che: " Poi ho spento le stelle/ed ho cancellato/con la gomma/questo cielo/troppo stretto per noi". Un'onda quindi, avvolta da un pensiero deciso, dalla quale si fa trascinare senza pausa e che s'abbatte sullo scoglio del cuore, quasi come se volesse esprimere in una sola volta, la morte dell'amore.
Ed è con questo suo stile lineare e scorrevole, arricchito da una vena di sofferta malinconia, che affida il canto di struggenti rimpianti in delicate scansioni. Poesia breve, ma non per questo meno apprezzabile e coinvolgente, nella quale un nostalgico sentimento si eleva al cielo con note lievi e altamente poetiche.

Recensione di Rita Minniti

 

uccellino.jpg

 

 

Graziana Bernabei

Troppo stretto


Ho lavato quest'anima
con acqua distillata
per non rovinarne
il tessuto morbido.
Solo per te
perché tu vedessi
ciò che nessuno
ha potuto vedere mai
Perché tu
Mi spogliassi
delle mie paure
per vestirmi di te
Poi ho spento le stelle
ed ho cancellato
con la gomma
questo cielo
troppo stretto per noi.

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Poesie scelte

timbro_piccolo.gifCon sapienza ed eleganza, dal gusto raffinato e determinato, si presenta la poetica di Francesco Scolaro. Un autore, che sin dall’inizio delle sue pubblicazioni, ha dimostrato una forbita proprietà di linguaggio, caratterizzato e impreziosito da pregevoli metafore. Svariata è l’ispirazione, dove dipinge in maniera egregia e sapiente, argomenti che lasciano spazio ad ampie e sofisticate riflessioni che si accompagnano, al contempo, a momenti intimistici di grande spessore poetico.

Ho trovato particolare e riflessiva: “Certi Sentieri”, dove l’autore descrive l’importanza dell’amore spirituale dell’anima, ispirato ad una persona cara, mettendo in chiara luce l’amore “divino”. Il messaggio che vuole trasmettere è soprattutto un monito alla ricerca del proprio io, qualunque sia la strada che l’uomo possa intraprendere, perché diventi capacità introspettiva e consapevolezza di vivere la vita così come viene dettata dal cuore. Un amore che travolge i sensi e lo spirito dal percorso che sin dai primi versi trasporta il lettore verso una profonda riflessione quando l’autore scrive: “E fu così che non volle aver vita/in questa nostra statica penombra…". Un modo di vivere, quindi, che con convinzione e forte determinazione decide di abbandonare, seguendo la strada della spiritualità, visto dagli occhi di un’anima capace di scorgere al di là delle apparenze,”aurore ineffabili/fasci di luce diafana/arcobaleni da scalare/flessi raggi colorati…/. Incisivi i versi finali che danno maggiore chiarezza al messaggio che l’autore ha voluto trasmettere, quando attraverso la sua voce, lei, all’amico addolorato gli confessa che “certi sentieri vanno percorsi/in intiera solitudine". Perchè l’amore può avere mille volti, mille sfaccettature, perché si comprenda che la stessa “vocazione” non è altro che un autentica forma d’amore non meno significativa di altre, da vivere in simbiosi con la solitudine e avvolta nel silenzio.

Lirica squisitamente pregevole dalla indubbia capacità espressiva, dove l’autore riesce mirabilmente a parlare al cuore di chi lo legge e dove, un sapiente ermetismo viene diluito a tal punto da arricchire la musicalità del verso, senza per questo precludere la comprensione del messaggio. Un messaggio che affidato ai versi diventa poesia.

Recensione di Rita Minniti

 

La poesia della settimana

farfallina.gif
Franceso Scolaro

Certi Sentieri

 

E fu così che non volle aver vita
in questa nostra statica penombra
d’albe spurie e falsi tramonti
d’estro e di trovate
di cantori e menestrelli.

.

Cercò aurore ineffabili
fasci di luce diafana
arcobaleni da scalare
flessi raggi colorati
che scorse solo lei.

.

Lasciò tutto:
Progetti frivoli
e comode lusinghe
la macchina finita di pagare
le feste i balli e l’uzzolo d’amare.

.

E all’amico suo addolorato
dal cuore anchilosato
disse per similitudine:
-Certi sentieri vanno percorsi
in intiera solitudine-.

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Poesie scelte

timbro_piccolo.gifL’accentuato lirismo e la delicatezza delle immagini a volte malinconiche, altre ossessive, nell’esprimere forti e audaci sentimenti, è quanto si riscontra nei testi di m.f.m. Autore che affida i suoi più intimi pensieri alla poesia, per esternare l’immane malinconia e il dolore che gli dilania l’anima. Indubbiamente pregevole, dal verso lieve e struggente è “Dedicata”, dove l’autore, quasi sussurrandolo, confida al lettore il profondo amore che nutre per una donna. Un amore importante e al contempo problematico, ma che gli dà la forza di sopravvivere alle intemperie di un contesto che, spesso, non riesce più ad accettare. A parlare è il suo cuore quando con commozione ci confessa: “Vorrei di te le sere che respiri/la malinconia leggera”…vorrei di te/ le cose che vedi”. Un sentimento palpabile, che lascia nell’anima un senso di amarezza e di nostalgico rimpianto. E mentre si avverte, attraverso le sue parole, il desiderio di poter “Passeggiare lì dalle” sue “ parti/nelle cose che appartengono ai ” suoi “occhi…”... “nei paesaggi infiniti/del” suo “corpo”…, inevitabile è il bagaglio dei ricordi che gli balena nella mente: tornare indietro negli anni, ad un’estate di quando l’amore era un ”segreto” era “peccato”, ma presente “e necessario”. Ricorre, così, a quella sua“malattia quotidiana/alla poesia/ per sognare ancora”, per poi concludere che vorrebbe da lei “una sola parola”. Perché, se a niente altro potrebbe anelare, gli basterebbe un solo alito d’amore per sentirsi ancora vivo, per sentire sulla pelle il suo respiro. Una silente sofferenza, quindi, che fa da cornice ai suoi pensieri, all’incontrollabile tristezza di non poter raggiungere il cuore di questo sentimento in maniera totale.
Poesia dal verso fortemente evocativo e intimistico. Particolarmente apprezzabile per la sincera e genuina ispirazione, intensa e appassionata che non può, non toccare le corde del cuore di chi la legge.
Recensione di Rita Minniti

tac_grasso3.jpg

m.f.m

Dedicata


Vorrei di te
le sere che respiri
la malinconia leggera
quando al tramonto
colori il silenzio
con pensieri segreti
che vanno via in rondini
vorrei di te
le cose che vedi.
Passeggiare lì dalle tue parti
nelle cose che appartengono
ai tuoi occhi
quando bruci a tarda ora
quando il sonno non arriva
e guidi le tue mani
nei paesaggi infiniti
del tuo corpo
lasciando ferita nel buio
la rosa umida e nera.


Vorrei di te
le foto da bambina
vederti scalza e innamorata
in una estate lontana
quando il vino era un peccato
segreto e necessario.


Vorrei di te
la malattia quotidiana
quando ricorri alla poesia
per sognare ancora.
vorrei da te
una sola parola.

 

la poesia della settimana

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Poesie scelte

Di intensità e di luce, nonché di limpidezza e disinvoltura, si rivestono i versi di Antonella Poleti, autrice che non solo sa dare trasparenza ai suoi messaggi interiori, ma anche espressività e tensione emotiva. Talvolta, accompagna i versi ispirandosi ai suoi dipinti, di notevole effetto e raffinati nello stile, mostrandoci una chiara capacità introspettiva quanto mai magica, che va a completarsi con la sua personalità.   
In “Emozioni” si lascia trasportare dai suoi pensieri più intimi, verso una luce ben scandita e musicalmente efficace, creando linee eleganti e suggestive. Una lirica che già dai primi versi ci trasporta  nei meandri della mente con quei suoi “Desideri latenti/simili/al mare sugli scogli… che… rumoreggiano/danzano”, così come lo è il suo pensiero quando si lascia andare ad un amore che attraversa sogni e fantasie, e dal quale ne è avvolta totalmente, emozionandosi.  Lo osserva, cercandolo nell’alba di un nuovo giorno: “tra spine di rovi pungenti/avvolta/in lenzuola color cielo”, con trepidazione. Sensazione che sente scivolare sulla pelle e che, abbracciandone la delicatezza, si ritrova a rievocare il pensiero di momenti tristi quanto felici, per poi riscoprire man mano, un sentimento del tutto nuovo, del tutto rinnovato. Ed è con grande forza evocativa:“Mentre/rosso scarlatto/mi appare/il tuo amore/rinnovato”, che esprime questa sua nostalgica speranza. Un volo leggero, come ali di un gabbiano è il suo pensiero, che intenerisce ed emoziona.
Poesia dal tono semplice e scorrevole e dal messaggio chiaro, che sgorga da un cuore innamorato e spontaneo. Una lirica abbellita dal contrasto di sensazioni che pregevolmente vengono ben proposte, quasi sussurrate,  da un’ispirazione del tutto coinvolgente.

Recensione di Rita Minniti

timbro_piccolo.gif

 

Antonella  Poleti

EMOZIONE

.

Desideri latenti
simili
al mare sugli scogli
rumoreggiano
danzano

Altalena di fantasie
racchiuse
in frotte di pensieri
. 
Emozionami...
tenera
misteriosa
espressione tua
 .
Osservo
cercandoti in cristalli di rugiada
che baciano
fiori nuovi
 .
Mi adagio
tra spine di rovi pungenti
avvolta
in lenzuola color del cielo

Mentre
rosso scarlatto
mi appare
il tuo amore
rinnovato.

La poesia della settimana

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Poesie scelte

Capodicasa è un autore che si distingue per la genuinità dei versi e la capacità di dare valore a ogni particolare immagine che lo ispiri, riuscendo ad avvolgere i suoi pensieri con una ventata d'ironica e suggestiva forza evocativa e comunicativa.
Un poeta che non scrive solo di sé, ma lascia ampio spazio allo sviluppo di svariati temi; spesso in chiave satirica e ironica.
Apparentemente può sembrare che volga l’attenzione a tematiche scherzose o metaforiche ove vi racchiude slanci di fragilità, tormento e disinvolta malinconia.
Tutto questo lo ritroviamo anche in una tra le sue più belle e malinconiche poesie “Buoni spunti”.
Testo introspettivo dove, con coraggio e profonda meditazione, vi si scorge il nocciolo tenero della sua anima.
Descrive un amore vissuto durante l’estate; un amore del tutto coinvolgente, ma oramai perduto, finito.
Scrive quando ne percepisce la fine: “I giorni caldi andarono finendo/negli ultimi barbagli di un’estate vivida e carnale"così la mente inerte, resta a pensare e ripensare ai momenti felici, quasi si trasformano in ossessione e, paragonandoli al movimento dello sciacquio dell’onda-quando si abbatte insistentemente sulla sabbia- continua: “ A riva sabbia consunta e orme accennate/l’onda ripeteva a noia il gusto de/”lo sciabordare”.

Un tormento ritmico quindi, al quale avvolgere i ricordi di chi ha vissuto, amato, e poi si è ritrovato solo, con tra le mani rimpianto e tristezza.
Di suggestiva emozione i versi finali quando, in punta di piedi, ci confessa: “Potrei dirlo mille volte ancora/se mai servisse a…/farla ritornare”.

Una lirica tenera, profondamente pervasa da una struggente nostalgia, mirabilmente arricchita da efficaci e delicate allusioni, laddove il percorso è impreziosito da una vena poetica sincera e coinvolgente.

Recensione di Rita Minniti

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Capodicasa

Buoni spunti

 

.Avrebbe buoni spunti
questo mare fermo
ma non voglio ascoltare.
I giorni caldi andarono finendo
negli ultimi barbagli di un'estate
vivida e carnale.
Settembre rallentò impeti e desideri
vantando l’abulia della riflessione.
Il mattino divenne debole e il cielo
sperso nel suo stare.
A riva sabbia consunta ed orme accennate
l’onda ripeteva a noia il gusto de
“lo sciabordare”.
Così è stato.
Potrei dirlo mille volte ancora,
se mai servisse a….
farla ritornare.

 

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Poesie scelte

Uno stile lineare, dal verso elegante e raffinato, è quanto si riscontra nelle poesie di Lina Sirianni. Un’autrice che sa parlare al proprio cuore con lirismo autentico ed espressivo. Semplice, quanto talvolta ermetica, si accosta con attenzione e bravura alle sfaccettature del vivere quotidiano, amando particolarmente mettere in luce l’ambiente circostante. Un’indubbia e sapiente struttura della lingua avvolgono i suoi testi di pregevole e ricercato effetto, confermata in una delle sue liriche, a mio parere delicata, e di estrema forza evocativa: “Acquerello”.
Ancora una volta è l’amore a catturare l’attenzione dell’anima, un sentimento che tiene legato a sé intere generazioni ed è proprio dall’anima, che sgorga la voce di quei pensieri che parlano di pura emozione. Coinvolge questa sua semplicità, mentre trasmette l’esigenza di esternare tormento e paure di antiche ferite. Un bisogno di affidare ai versi reconditi pensieri, per un amore che vive all’ombra dei suoi giorni, e per il quale resta quasi folgorata. Inebriano le sue parole quando dice: “Ti scriverò ancora/di un incanto/ sognato/anche nella tempesta/scriverò di te”. Quindi, una grande forza interiore, che nasce dalla volontà di avere tra i pensieri, la gioia e l’incanto di un prezioso sentimento, nutrirsene, farlo diventare necessario, per meglio sopportare l’esistenza nella quale spesso ci si ritrova ad inciampare. Un messaggio che prende forma a poco a poco, fino a confessarci che nel suo cuore vive una forte e pregnante trepidazione che la fa sentire immensa, così come scrive quando afferma di essere: “inebriata dall’emozione/di un tenero acquerello/luminoso”. E, nonostante forse, sia un amore difficile, la presenza di questo sogno a lei caro, le dà la forza di lasciare socchiusa la porta del cuore, affinché la speranza per cui vive entri a far parte della sua realtà, così come si legge negli ultimi versi: “Ti regalerò un fiore/avvolto nelle parole/lasciando socchiusa/quella porta/perché ti amo”.
Un canto d’amore limpido e spontaneo che nell’insieme, e soprattutto nella parte finale, è indubbiamente efficace e coinvolgente.

Recensione di Rita Minniti

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Acquerello

di Lina Sirianni

.

Ti scriverò ancora
di un incanto
sognato,
anche nella tempesta
scriverò di te.
rintraccerò pensieri,
e nasceranno parole
delicate,
su pagine candide
che guariranno le ferite
inferte dal tempo
non smetterò d'amare,
perché varcherò il cancello
di un giardino fiorito,
scrivendo con colori
che nascono dal cuore,
inebriata dall'emozione
di un tenero acquerello
luminoso.
Ti regalerò un fiore
avvolto nelle parole
lasciando socchiusa
quella porta
perché ti amo!

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